Sentiero, consapevolezza, alleanza: la sfida della rinascita

L’Associazione Italiana Formatori lancia ogni anno la “sfida” di una riflessione su tematiche sempre molto interessanti per chi si occupa di formazione.

Quest’anno ha proposto tre termini secondo me strettamente collegati fra loro: il sentiero, infatti, è frutto delle decisioni che prendiamo volta per volta, basate sulla fiducia che abbiamo nelle nostre capacità a sua volta fondata su una piena consapevolezza personale e sul percepirsi come parte di un insieme organizzativo (e sociale), alleati ed interdipendenti gli uni dagli altri. Questo è il mio contributo pubblicato sulla pagina A.I.F. 

SENTIERO

… c’era una volta il sentiero lavorativo, prevalentemente determinato dal percorso di studi, del tutto lineare e quasi senza sorprese… poi il mondo ha accelerato la velocità grazie al web e il sentiero si è fatto tortuoso e a volte imprevedibile.

Oggi, il “cigno nero” rappresentato da COVID-19 ha introdotto una svolta repentina che ha smontato paradigmi consolidati ma che è anche in grado di generare opportunità e cambiamenti, straordinari ma non per questo tutti negativi.

L’accessibilità delle conoscenze su qualunque tema e l’opportunità di allenare abilità e capacità inconsuete, è nello spazio-tempo di una connessione web e permette un numero più vasto di opzioni per disegnare il proprio sentiero.

Era così anche “prima” ma ora è per tutti una realtà sperimentata, così come la possibilità di svolgere il proprio lavoro annullando i tempi e i costi di trasferimento casa-lavoro.

La funzione H.R. sarà sempre più chiamata a pensare in modo aperto e creativo, prendendo in considerazione la persona nella sua totalità e non solo con riferimento alla posizione che occupa o potrebbe occupare in una logica tradizionale.

Forse in azienda nascerà una nuova figura di “sviluppatore della crescita personale”. Una via di mezzo fra coach e mentore, che sa ascoltare e supportare il processo di evoluzione professionale, anche accogliendo scelte originali ed anticonformiste in grado di favorire l’obiettivo di una reciproca e duratura soddisfazione.

CONSAPEVOLEZZA
Perché ogni persona possa raggiungere il traguardo della realizzazione professionale è indispensabile – secondo me – che abbia prima appreso a dedicare cura a sé stessa e al proprio equilibrio psico-fisico.
Occorre che abbia affinato la sua capacità di raggiungere uno stato interiore di armonia e serenità, perché queste sono le condizioni fondamentali per il suo successo personale e professionale.

Allenare la consapevolezza del sé, del “vivere qui e ora”, come insegna la meditazione Mindfulness, è dimostrabilmente la condizione ideale per assumere decisioni ma anche per favorire l’apprendimento, la creatività e la salute psico-fisica prevenendo i picchi di stress.

Le aziende attente ai mutamenti sociali possono trarre grandi vantaggi dal favorire queste pratiche, non solo sul piano del miglioramento delle prestazioni individuali ma anche su della qualità delle relazioni e del clima sociale interno all’azienda.

ALLEANZA
La maturità sociale si fonda anche sul percepire sé stessi come facenti parte di un sistema più ampio, interdipendenti gli uni dagli altri per il conseguimento di risultati che non possono dipendere da un singolo impegno.

Sono le sinergie e collaborazioni che permettono di esprimere il più alto livello qualitativo in ogni ambito, grazie ad una “rete” dinamica di relazioni interpersonali che assicura un costante flusso di scambio.

Le generazioni più recenti hanno già interiorizzato una maggiore sensibilità verso la collettività e possono rappresentare una sorta di enzima, un fattore di accelerazione per favorire questo importante cambiamento culturale.

Competenze relazionali e intelligenza emotiva, creatività e problem solving, gestione dello stress, mindfulness e altre pratiche olistiche, dinamiche del lavoro in team e le competenze che ne permettono il funzionamento efficace, ritengo siano i temi principali che dovrebbero rappresentare il focus della formazione futura.

Niente di nuovo, dunque. Da anni la formazione sostiene la necessità di lavorare su queste soft-skills perché le aziende siano in grado di mantenersi competitive.
La novità è che il “cigno nero” lo ha reso inevitabile.

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