Che emozioni!

Quando ti investe il calore di una emozione piacevole, il tuo corpo e la tua mente battono all’unisono e la sensazione di leggerezza e piacere è così intensa…

Quanto dura? Non molto, purtroppo. L’amigdala, quella parte del nostro cervello a forma di “mandorla”, incaricata di trattare gli stimoli esterni e trasformarli in reazioni fisiologiche, svolge il suo compito con la massima efficienza e rapidità.

È grazie al suo buon funzionamento che la specie umana è sopravvissuta fino ai giorni nostri. Gestendo una delle emozioni più antiche, la paura, l’amigdala ci ha permesso la giusta reazione di fronte ad un pericolo (fuga o attacco) senza permettere alla nostra parte più razionale di elaborare la soluzione… perdendo un sacco di tempo prezioso e forse la vita stessa.

Paura a parte, siamo immersi ogni istante in un flusso di emozioni che ci permettono di comprendere meglio noi stessi, gli altri e la realtà che viviamo.

Se hai visto il film di animazione “Inside Out” hai imparato a riconoscere altre quattro emozioni primarie: disgusto, gioia, tristezza e la temutissima rabbia. Si sono dimenticati una emozione, la sorpresa, che completa il team emotivo primario.

Ma il tuo “dizionario delle emozioni” quanti altri termini conosce per definirle (ce ne sono centinaia)? E, nelle tue relazioni interpersonali, con quale frequenza illustri il tuo stato d’animo, come ti “senti”?

Sto conducendo un sondaggio durante i miei corsi di formazione e ho potuto verificare quanto siamo, in genere, analfabeti emotivi.

Le emozioni le proviamo ma spesso non diamo loro la giusta attenzione, concentrati sul far lavorare la parte razionale della mente dimentichiamo di ascoltare il nostro corpo e quello degli altri. Addirittura, richiesti di dare un nome alle emozioni, ci rendiamo conto di esaurire con pochi, pochissimi termini il nostro bagaglio di conoscenze.

Come mai una parte così importante ed antica dell’essere umano (l’amigdala era già presente nel cervello rettiliano) appare così trascurata? Fattori culturali, sicuramente.

Il pregiudizio di ritenere le emozioni un segno di debolezza da non mostrare, socialmente non approvato è molto diffuso.

Malauguratamente ci pensa il nostro corpo a rivelare anche quello che, a volte, tentiamo di negare. L’improvviso rossore quando ci sentiamo imbarazzati, il viso che si raggrinza quando proviamo disgusto, la voce che si fa sottile e fremente quando disprezziamo qualcuno o qualcosa. Non c’è scampo!

Le emozioni parlano forte e chiaro attraverso il nostro corpo e, allora, perché non coltivare la propria Intelligenza Emotiva e fare in modo che siano alleate della nostra felicità?

Impariamo a riconoscerle, utilizziamole per descrivere ciò che avvertiamo insieme alle nostre idee ed opinioni, chiediamo alle persone intorno a noi “come ti senti?”, non solo “cosa ne pensi?” e renderemo più aperta e autentica la nostra comunicazione e la nostra capacità di ascoltare a tutto vantaggio del BenEssere di tutti.

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